Il nuovo libro di una delle voci piú autentiche e significative della poesia italiana di questi ultimi decenni. “Non che Marica Larocchi non sia mai scesa “nella miniera di [sé] stessa”, ma è che questa volta di tale decisivo passo ha come scelto di tratteggiare il percorso. Restituendolo per quanto possibile per frammenti, improvvise illuminazioni e confessioni mentite e, se si vuole, per inciampi apofatici. Il trobar clus di Marica Larocchi, che ha avuto in Stefano Agosti il suo lettore certamente piú acuto e consentaneo, è come se venisse ora per la prima volta a mostrare sorprendenti lacerazioni, l’alabastro è come se esibisse crepe che inquietano e nella chiusa stanza, dove brillano i colori di una magnifica composizione nell’attesa di essere raffigurata, un improvviso fiotto di luce naturale sembra voler riconsiderare le cose, stabilire nuove percezioni cromatiche e forse addirittura nuove prospettive. E tuttavia ci dice Marica, qualunque sia lo scacco della parola in soglia alla “porta finta”, è ancora lecito pensarci “senza perdere / la chioma d’oro di cui gli astri / ci fanno dono alla nascita / per noi tutti segreta.” Sta qui, con lei crediamo, il segreto di questo suo bel libro, la sua luce piú forte e durevole.” (dalla pref. di Marco Vitale)
Di madre slovena, Marica Larocchi è nata a Muggiò nel 1942; vive a Monza. A partire dal 1974 ha pubblicato diverse raccolte di poesia, libri di narrativa e saggi critici. Come francesista, in particolare si è occupata di Rimbaud, dei Poeti Parnassiani, ha curato opere di Baudelaire, di Radiguet, di Jouve; e sei raccolte di poesie di Jean Flaminien. Del suo lavoro e della sua poesia si sono interessati prestigiosi poeti e critici, tra cui Andrea Zanzotto, Antonio Porta, Stefano Agosti, Giuseppe Pontiggia, Cesare Segre, Ives Bonnefoy.
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Sbiancare gli attributi del nome
potrebbe davvero incrementare
il loro splendore oppure
renderli piú pallidi di un
astro esploso nella collisione
con altre sfumature
aggettivali. Tale prossimità
non sarebbe che un cencio
di carezze perse attraverso
l’abisso del nostro percorso,
ma miracolosamente riacciuffate
nella coppa sonora
di un indovino musico
ed esperto in gamme elevate.




