“Fin dalla doppia dedica del libro è come se Antonia Gaita abbracciasse idealmente il corpo intero della sua poesia raccolto in un gesto (che gli eventi poi hanno, ahimè, reso estremo), un gesto scritto, riassuntivo d’un’intera lunga vita, umana e poetica, ricordando sulla soglia d’ingresso colei che aveva «intuito per prima il suo amore per la poesia» (intorno all’inizio degli anni Cinquanta del Novecento); e, insieme, colui che da ultimo (cioè in prossimità d’una fine, per il precipite assalto, imprevista), le si era mostrato d’«altissima umana professionalità». Poesia, rivelazione, vita, umanità… Una bella insegna, a qualificare il suo viaggio poetico – tre quarti di secolo attraversati da un’ostinata volontà di “saper vedere”, una sorta di “visività di scoperta”, appunto di “saper vedere” quel che occhi altrui perlopiú trascurano o, semplicemente, non vedono”. (dalla nota di Paolo Briganti)
Antonia Gaita (Parma, 1935-2026), ha insegnato nella scuola elementare annessa al Convitto Nazionale “Maria Luigia” di Parma. A partire dal 1989 ha pubblicato diversi libri di poesia, con interventi critici, tra gli altri, di Alberto Bevilacqua, Paolo Briganti, Alessandro Quasimodo. Ha sempre avuto una particolare sensibilità per il rapporto tra la parola poetica e l’arte (ricordiamo i volumi Ripetere il mondo (2020, versi dedicati a opere di pittori del Novecento), e Gli sguardi, forse (2024, sulle opere di Alfonso Borghi. Sue poesie figurano in importanti antologie poetiche e ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti, tra cui il Premio “Byron – Golfo dei Poeti” nel 2023.
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Chiedevo libri ogni volta
nel tempo in cui si crede
al mistero di una notte
che posa doni ai davanzali.
Un giorno stupí la mia richiesta:
un libro a righe corte,
piú corte della pagina.
Qualcuno comprese. Al risveglio
lo ebbi tra le mani.
Pagine di facili rime
che avvertivo come voci di canto.
Ripeterle, affidate alla memoria
era sentirsi in cuore una canzone.





